Inaugura il 30 dicembre, ed apre al pubblico il 31, la mostra L'Africa delle meraviglie. Curata da Ivan Bargna e Giovanna Parodi da Passano con la collaborazione di Marc Augé, la mostra, che ha la sua sede principale a Palazzo Ducale e una consistente sezione al Castello d’Albertis, presenta un’importante selezione di oltre 300 opere di arte africana tradizionale di grande valore estetico e culturale.
Nel percorso della mostra si incontrano maschere e statuette lignee, feticci, immagini di antenati e di spiriti, figure d’altare ma anche pali funerari, oggetti rituali e d’uso quotidiano. Creazioni di grande forza espressiva, capaci di portarci dritti al cuore delle culture dell’Africa subsahariana, dei loro costumi e modi di vita, dal Mali al Congo, dalla Costa d’Avorio al Camerun. "Arti africane provenienti da collezioni italiane, questo è il binomio della mostra" spiega Ivan Bargna:
Non ci limitiamo a presentare le arti africane ma cerchiamo anche di riflettere, nel percorso espositivo, sui rapporti che legano l'Italia e l'Africa. Rapporti reali e anche immaginari, ultilizzando l'esperienza dei collezionisti come filtro e specchio di questo rapporto.
"Perché si colleziona?", si domanda Giovanna Parodi da Passano.
Per spirito di possesso, di avventura, di amore rituale della serie? La varietà delle domande ci conduce a due motivazioni di fondo: riprendendo la Madama Butterfly di Puccini, si colleziona "un po' per celia, un po' per non morire." Per esorcizzare la morte - il collezionare oggetti ha a che fare con la memoria, con l'esorcizzare l'oblio - e la raccolta è la traccia del collezionista nell'esistenza. Si colleziona "per non morire", dunque, e allo stesso tempo per gioco. Un gioco serio, che somiglia a quello dei bambini, perché si ha nostalgia dell'infanzia, della sua intensità emotiva, di quel senso di esplorazione e di scoperta. Tutto questo connota il collezionista, in particolare quello dell'arte africana.
Il progetto espositivo nasce dalla collaborazione fra gli antropologi e l’artista Stefano Arienti per tentare di capire come certe pratiche artistiche contemporanee, messe in gioco nell’allestimento della mostra, possano aiutarci ad evocare contesti lontani, ma meno di quel che pensiamo. "Ho raccolto molto volentieri l'invito di allestire questa mostra così speciale", spiega Arienti. Avere a che fare con "un altro mondo, quello dell'Africa, ma che si trova nelle collezioni italiane",
per me è stato interessante tentare di far sprigionare l'interesse nei confronti di queste opere straordinarie che andiamo ad esporre sia nei confronti di questa attività poco conosciuta, il collezionismo e quello d'arte contemporanea in particolare.
E i collezionisti ricoprono un ruolo particolare all'interno del percorso espositivo: i curatori hanno pensato a una serie di interviste video a queste persone, che dedicano la vita alla raccolta d'opere d'arte africane, girate direttamente nelle loro case, in cui li si vede presentare la propria collezione e se stessi. Un rapporto non semplice, prosegue Arienti, visto che in alcuni casi i collezionisti hanno chiesto di non essere ripresi dalla telecamera. "Un elemento non solo insolito ma eccezionale", precisa, "cui normalmente è difficile avere accesso. Non solo un allestimento museale, rigoroso, di un certo nitore e pulizia, che dedica anche uno spazio consistente alle parole, ai gesti, ai luoghi che sono abitati dal collezionismo". Non solo italiano: tre interviste, infatti, sono girate in Camerun e documentano il rapporto con questi oggetti e con l'idea di collezione in un'altra cultura".
Bianco, rosso e nero, i colori che caratterizzano l'arte africana tradizionale, ricorrono nell'allestimento fin dall'inizio, utilizzando l'accostamento dei muri bianchi del Sottoporticato con la presenza di opere di Stefano Arienti: tappeti di varia provenienza che mettono in luce l'aspetto "domestico" delle opere esposte. E ci sono "alcune cose in più", spiega l'artista,
un accenno al mondo privato dei collezionisti, che raccontano la pulsione, ossessione e passione dell'avere a che fare con questi oggetti. Libri, rivisti, calendari, pubblicazioni, oggetti di corredo o che hanno a che fare con le loro esperienze di viaggio, se ci sono state.
Un discorso a parte meriterebbe la natura degli oggetti in mostra, così come l'idea di arte africana contrapposta a quella occidentale. Quanti di noi, per fare un esempio, entrano in chiesa per ammirare un'opera d'arte che è nata, secoli fa, soprattutto come oggetto di culto? Quanti apprezzano, a partire dagli anni Trenta e dal Cubismo, i valori estetici di oggetti nati invece per essere utili come certe scale scolpite nei tronchi d'albero esposti in mostra?
Il collezionismo, dunque, come efficace chiave di lettura dei fenomeni culturali legati agli oggetti. Il poeta Valerio Magrelli, negli stessi giorni in cui si prepara L'Africa delle meraviglie, dedica una pagina su Repubblica proprio al collezionismo, prendendo spunto da Colors Lector, l'ultimo numero di della rivista Colors, dedicato proprio a questo fenomeno. Magrelli ci ricorda che per Walter Benjamin il collezionismo ha un atteggiamento analogo a quello di un rivoluzionario, perché in questo caso l'oggetto, qualsiasi oggetto, "non è più inteso a un fine determinato, ma giunge a possedere un valore suo intrinseco". E conclude citando Hannah Arendt:
Al pari del rivoluzionario, il collezionista si trasferisce idealmente non solo in un mondo remoto nello spazio o nel tempo, ma anche in un mondo migliore, dove gli uomini, è vero, sono altrettanto poco provvisti del necessario che in quello di tutti i giorni, ma dove le cose sono libere dalla schiavitù di essere utili.

L'Africa delle meraviglie, 31 dicembre 2010 - 5 giugno 2011 - Ascolta la presentazione della mostra da parte dei curatori
Palazzo Ducale, Sottoporticato, Piazza Matteotti 9, tel. 010 5574065
Da lunedì a venerdì: 9-19 | sabato e domenica: 9-20
Aperture straordinarie: 31 dicembre fino alle ore 2.00 e lunedì 25 aprile 2011
Castello D'Albertis - Museo delle culture del mondo
Corso Dogali 18, tel. 010 2723820
Orario sino a marzo: da martedì a venerdì 10-17, sabato e domenica 10-18, lunedì chiuso
Orario da aprile a settembre: da martedì a venerdì 10-18, sabato e domenica 10-19, lunedì chiuso
Il Castello si raggiunge comodamente dalla Stazione Principe con l'ascensore di Montegalletto.








