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Politkovskaja, Rodriguez e Mokagasana
tre nuove cittadine onorarie di Genova

La decisione presa dalla Giunta. Sono tutte ospiti e grandi protagoniste della settimana dei diritti dedicata ai Giusti, con storie drammatiche ed emblematiche alle spalle. Ecco le motivazioni

Vera Politkovskaja - Fonte: www.balcanicaucaso.org
La giunta Comunale di Genova, nella riunione di oggi, ha deliberato di conferire la cittadinanza onoraria a tre donne - ognuna con una storia drammatica e nello stesso emblematica - che saranno ospiti della Città dei diritti. Ecco i loro nomi e le motivazioni.
 
Vera Politkovskaja, figlia di Anna la giornalista della Novaja Gazeta, uccisa sotto casa a Mosca il 7 ottobre 2006. Anna da sempre era impegnata sul fronte dei diritti civili e aveva pubblicato molti reportages scomodi e inchieste dalla e sulla Cecenia, rendendosi poco gradita in patria e fuori. Nella motivazione della cittadinanza genovese alla figlia, che martedì 12 luglio alle 17 parteciperà al dibattito "Essere giusti in Russia", nel Cortile Porticato di Tursi, e il giorno successivo alle 11 sarà alla cerimonia inaugurale del "Giardino dei giusti" in piazza della Vittoria, si legge: «Per rappresentare, con la sua testimonianza incessante nel mondo in ricordo della madre Anna, l'amore per la libertà di informazione fino alla morte e la battaglia per un giornalismo libero da ogni potere nella Russia contemporanea».
 
Sandra Rodriguez Nieto, cronista investigativa, è in prima linea nella denuncia dei narcotrafficanti messicani. Lo scorso anno ha ricevuto il premio Reporter del mondo, istituito in memoria di Julio Fuentes e Julio Anguita. Alle 18,30 nel Cortile porticato di Tursi, il 12 luglio. Motivazione: «Per rappresentare con la sua continua denuncia dal "Diario di Juàrez la resistenza coraggiosa del Messico civile e soprattutto delle donne della sua città contro la violenza assassina dei narcos».
 
Yolande Mokagasana, nata in Rwanda in una famiglia Tutsi, vive in Belgio. E' stata salvata da una donna Hutu dai massacri del 1994 durante i quali sono stati uccisi tutti i suoi familiari. Ha scritto "La morte non mi ha voluto" e "Le ferite del silenzio" e passa la sua vita a ricordare quella terribile esperienza che vide due etnie massacrarsi: in 100 giorni, da aprile a luglio di quell'anno persero la vita in maniera orrenda tra 800 mila e 1 milione di persone. Sarà intervistata, nel salone di rappresentanza di tursi alle 12 del 12 luglio: «Per la testimonianza data al mondo, in ogni forma possibile, del genocidio rwandese e di una guerra dimenticata, per la forza morale e lo spirito di pace con cui coltiva la memoria della tragedia e che le è valso la candidatura al Premio Nobel per la Pace 2011».

G. S.
Genova, 7 luglio 2011
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