Un nuovo percorso all'interno degli ambienti storici di Palazzo Rosso festeggia il bicentenrio della nascita di Maria Brigole Sale, figura cruciale per la storia della città nei campi dell'assistenza, della cultura e della nascita del patrimonio artistico pubblico.
Lo stesso museo di Palazzo Rosso che lo ospita, così come il Palazzo Biano che gli sta di fronte, sono il frutto di due sue donazioni, avvenute nel 1874 e nel 1889.
Le due sale aperte in questi giorni al pubblico ricorstruiscono, nello spirito delle period rooms dei musei anglosassoni, gli ambienti della dimora parigina della duchessa, le sale di quell'Hôtel de Matignon così fastoso da essere destinato, una volta acquisito dallo Stato francese, a dimora del primo ministro.
In una sala è ricostruito l'ambiente pressoché completo della camera da letto, con le rarissime opere dell'ebanista Jean-Jacques Werner (1791-1849), insieme con un esempio di salotto di rappresentanza, con pezzi preziosi e raffinati dei più celebri artisti del tempo. Vvasi orientali, monumentali e d'alta epoca, come opere di maestri olandesi e spagnoli del Seicento aquistati a Parigi si trovano accanto a opere importanti che la duchessa aveva portato con sé da Genova.
Un ritorno nella città natale dalla capitale europea della cultura dell'epoca, un passo che deve aver spinto la duchessa a rimediare - con una munificenza quasi da regina di fatto se non di nome - a rimediare in prima persona alle gravi carenze della Genova del tempo, con la fondazione di un ospedale e di altre strutture sanitarie, assistenziali ed educative in funzione ancora oggi.
Se i riconoscimenti del tempo le guadagnarono il riconoscimento della città, il tempo ne ha sbiadito la memoria e le numerose iniziative per il bicentenario della sua nascita ci permettono di ricordare la sua figura e il debito che abbiamo nei suoi confronti.
Lo stesso museo di Palazzo Rosso che lo ospita, così come il Palazzo Biano che gli sta di fronte, sono il frutto di due sue donazioni, avvenute nel 1874 e nel 1889.
Le due sale aperte in questi giorni al pubblico ricorstruiscono, nello spirito delle period rooms dei musei anglosassoni, gli ambienti della dimora parigina della duchessa, le sale di quell'Hôtel de Matignon così fastoso da essere destinato, una volta acquisito dallo Stato francese, a dimora del primo ministro.
In una sala è ricostruito l'ambiente pressoché completo della camera da letto, con le rarissime opere dell'ebanista Jean-Jacques Werner (1791-1849), insieme con un esempio di salotto di rappresentanza, con pezzi preziosi e raffinati dei più celebri artisti del tempo. Vvasi orientali, monumentali e d'alta epoca, come opere di maestri olandesi e spagnoli del Seicento aquistati a Parigi si trovano accanto a opere importanti che la duchessa aveva portato con sé da Genova.Un ritorno nella città natale dalla capitale europea della cultura dell'epoca, un passo che deve aver spinto la duchessa a rimediare - con una munificenza quasi da regina di fatto se non di nome - a rimediare in prima persona alle gravi carenze della Genova del tempo, con la fondazione di un ospedale e di altre strutture sanitarie, assistenziali ed educative in funzione ancora oggi.
Se i riconoscimenti del tempo le guadagnarono il riconoscimento della città, il tempo ne ha sbiadito la memoria e le numerose iniziative per il bicentenario della sua nascita ci permettono di ricordare la sua figura e il debito che abbiamo nei suoi confronti.





