Inaugura Venerdì 14 ottobre 2011 alla Galleria di Arte Moderna a Genova-Nervi la mostra Rossomare, dalle mattanze all’inquinamento, all’ecosostenibilità Installazioni di Gianni Depaoli.
L’arte povera, di cui si celebra quest’anno il cinquantesimo , era tale perché rifiutava l’uso di materiali artistici, e impiegava materiali di uso comune, come il legno, la pietra, la terra, il neon, e li proponeva nella loro immediatezza, li installava nello spazio, e ci invitava a riscoprire in noi stessi il valore e il senso della terra, della natura, dell’agire umano nel mondo.
Assistiamo oggi ad un recupero fattivo di quei valori, ma, rispetto ad allora, impregnati della consapevolezza del limite. Il legno, la terra, i vegetali e gli animali, possono sparire. L’agire dell’uomo entra spesso in conflitto con la sostenibilità dell’equilibrio ecologico del pianeta.
Non solo, il ciclo perverso che probabilmente è all’origine della stessa crisi che stiamo attraversando – e che Latouche sintetizzava nella triade pubblicità (per creare bisogni sempre più artificiali), – credito (per farci consumare anche se non ce lo possiamo permettere), – obsolescenza (perché se i prodotti si consumano più in fretta, più in fretta ricompriamo) – fa perdere durata, valore, significato alle cose costruite dall’uomo e alla natura stessa.
Da questa consapevolezza nasce l’arte e la cultura del riuso. Non considerare mai, finchè è possibile, esaurite le cose, valutare ogni volta la loro possibilità di riutilizzo, per vivere e per esprimersi.
Con una voglia forte di recuperare il saper fare artigiano, la cura per la manutenzione, di non rassegnarsi all’obsolescenza e alla sparizione delle cose.
Gianni De Paoli lo fa con la pelle dei pesci. In faccia al mare di Nervi straordinario luogo di bellezza e di vita, accanto alle opere al mare dedicate da tanti pittori presenti alla GAM, ma anche’esso in pericolo, nella sua varietà biologica e culturale, ad opera delle azioni dell’uomo.
Insieme, le opere dei pittori della GAM e le opere di Gianni De Paoli, formano quasi una grande “vanitas”, fanno l’effetto di quei grandi quadri che dal seicento in poi raffiguravano insieme la bellezza ed il teschio, i fiori e i frutti e il verme che li rode.
Non, come allora per rassegnarsi e prenderne atto, magari levando preghiere al cielo, ma per renderci edotti del pericolo, e darsi da fare perché la catastrofe non avvenga.
Stiamo per aprire a Genova il “Museo della Rumenta”, che proprio all’utilità e alla bellezza del riuso è dedicato, e con Milano stiamo ragionando dell’EXPO’ del 2015 che sarà dedicato al tema dell’alimentazione e della sostenibilità, e di cui Genova sarà il pesce il mare.
Mi piacerebbe che chi viene a vedere le opere di De Paoli le pensasse anche in questa prospettiva, di una città che ha deciso di essere “smart” promuovendo e praticando la cultura della sostenibilità.
L’arte povera, di cui si celebra quest’anno il cinquantesimo , era tale perché rifiutava l’uso di materiali artistici, e impiegava materiali di uso comune, come il legno, la pietra, la terra, il neon, e li proponeva nella loro immediatezza, li installava nello spazio, e ci invitava a riscoprire in noi stessi il valore e il senso della terra, della natura, dell’agire umano nel mondo.
Assistiamo oggi ad un recupero fattivo di quei valori, ma, rispetto ad allora, impregnati della consapevolezza del limite. Il legno, la terra, i vegetali e gli animali, possono sparire. L’agire dell’uomo entra spesso in conflitto con la sostenibilità dell’equilibrio ecologico del pianeta.
Non solo, il ciclo perverso che probabilmente è all’origine della stessa crisi che stiamo attraversando – e che Latouche sintetizzava nella triade pubblicità (per creare bisogni sempre più artificiali), – credito (per farci consumare anche se non ce lo possiamo permettere), – obsolescenza (perché se i prodotti si consumano più in fretta, più in fretta ricompriamo) – fa perdere durata, valore, significato alle cose costruite dall’uomo e alla natura stessa.
Da questa consapevolezza nasce l’arte e la cultura del riuso. Non considerare mai, finchè è possibile, esaurite le cose, valutare ogni volta la loro possibilità di riutilizzo, per vivere e per esprimersi.
Con una voglia forte di recuperare il saper fare artigiano, la cura per la manutenzione, di non rassegnarsi all’obsolescenza e alla sparizione delle cose.
Gianni De Paoli lo fa con la pelle dei pesci. In faccia al mare di Nervi straordinario luogo di bellezza e di vita, accanto alle opere al mare dedicate da tanti pittori presenti alla GAM, ma anche’esso in pericolo, nella sua varietà biologica e culturale, ad opera delle azioni dell’uomo.
Insieme, le opere dei pittori della GAM e le opere di Gianni De Paoli, formano quasi una grande “vanitas”, fanno l’effetto di quei grandi quadri che dal seicento in poi raffiguravano insieme la bellezza ed il teschio, i fiori e i frutti e il verme che li rode.
Non, come allora per rassegnarsi e prenderne atto, magari levando preghiere al cielo, ma per renderci edotti del pericolo, e darsi da fare perché la catastrofe non avvenga.
Stiamo per aprire a Genova il “Museo della Rumenta”, che proprio all’utilità e alla bellezza del riuso è dedicato, e con Milano stiamo ragionando dell’EXPO’ del 2015 che sarà dedicato al tema dell’alimentazione e della sostenibilità, e di cui Genova sarà il pesce il mare.
Mi piacerebbe che chi viene a vedere le opere di De Paoli le pensasse anche in questa prospettiva, di una città che ha deciso di essere “smart” promuovendo e praticando la cultura della sostenibilità.






