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La tragedia al Teatro Europa
Petros Markaris a Palazzo Ducale

Il padre di Kostas Charitos, commissario di polizia, protagonista dei più famosi polizieschi della letteratura greca, sbarca a Genova, per raccontare la ribalta della crisi del suo paese, da tempo additato come esito da temere

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Di Marco Parasiliti
Petros Markaris è il padre di Kostas Charitos, commissario di polizia ad Atene e protagonista dei più famosi polizieschi della letteratura greca, alter ego ellenico del nostro Montalbano di Camilleri. Attraverso i noir di Markaris  è possibile calarsi nella Grecia odierna, percorrerne le strade, andare per locali e fare la spesa tra i banchi del mercato. È possibile leggere la società greca da vicino assaporandone pregi e difetti, viverne i successi e i fallimenti. Tuttavia l’incontro con il famoso giallista greco per il ciclo “mediterranea voci tra le sponde” presso la sala del Minor Consiglio a Palazzo Ducale non è stato un semplice dibattito letterario. “Il giorno del giudizio” è stato un incontro dedicato alla crisi economica dove però non ci si è trovati davanti a politici ed economisti, uomini che detengono l’esclusiva sull’argomento, bensì un uomo di cultura, uno scrittore che ha parlato di crisi preferendo ai numeri di borsa e spread un’analisi imperniata sui valori etici e morali della sua Grecia e dell’Europa intera.

Al momento Markaris è impegnato nella scrittura della sua ultima opera, una trilogia dedicata alla crisi economica. Una “Trilogia della crisi” ideata per indagare sulle politiche economiche che hanno condotto Atene sul limite del baratro.“Con questi tre romanzi non voglio semplicemente descrivere la crisi, ma riuscire a marcare storicamente le cause che l’hanno prodotta” ha dichiarato Markaris presentando il suo lavoro. Prestiti scaduti ( ed. italiana Bompiani 2011) è il primo romanzo di questa importante opera, uscito in Grecia nell’ottobre del 2010 quando la crisi era appena scoppiata. “Mi chiesero se la crisi fosse durata abbastanza da scriverci una trilogia, tra breve tempo uscirà il secondo romanzo e nessuno mi ha più posto domande del genere”, nella situazione attuale il pessimismo di Markarias non si presta più alla facile ironia. Perché una trilogia? Le tragedie antiche erano trilogie e ciò che sta vivendo la Grecia in questo momento non può che essere considerata una tragedia. “quella che vedo oggi è una tragedia che non si svolge nel teatro dell’Epidauro ma sulla scena del teatro Europa”. La Grecia ha affrontato diversi momenti critici, questo non è il suo primo momento di difficoltà: La questione turca nel 1922, l’occupazione tedesca, la guerra civile che ha dilaniato il paese, la dittatura dei colonnelli, eppure si pensava sempre che il futuro avrebbe portato cose migliori. Oggi invece i greci sono consapevoli che i giorni migliori fanno parte del passato, che dal futuro non hanno che da aspettarsi il peggio. “Il problema più grande è proprio la totale mancanza di prospettive per il futuro” ribadisce Markaris.

“Ho visto l’inizio della crisi attuale già nei Giochi Olimpici del 2004. Ho visto il mio Paese sprecare una quantità di risorse enorme: da due miliardi inizialmente previsti si è arrivati a spenderne 21 e ben 18 di questi erano prestiti”. Un buco davvero enorme per le ristrette finanze della Grecia, un buco del quale nessuno si è preoccupato abbastanza, l’euforia dell’Europa serve anche a questo. La Grecia è sempre stato un paese povero, negli anni Sessanta le famiglie vivevano di privazioni in modeste case che speravano un giorno di poter ampliare per dare spazio ai figli. Un paese che viveva di stenti ma allo stesso tempo nella ricchezza di arte, cultura, poesia, teatro, tutto nato dalla povertà. “Quando nel 1981 siamo entrati nell’Unione Europea in Grecia sono arrivati i soldi, molti soldi, troppi per un Paese come la Grecia, che manca di una cultura della ricchezza. Mancano degli elementi fondamentali alla storia della Grecia, carenze che hanno impedito lo sviluppo di una cultura della ricchezza – ha detto Markaris – il mio paese non ha conosciuto ne il Rinascimento ne l’Illuminismo, perciò non ha mai visto la nascita di un borghesia com’è intesa in Europa”. Con l’ingresso nell’Unione Europea il paese si è svegliato improvvisamente nella ricchezza, nel benessere, nel consumismo, “siamo in Europa, siamo europei, abbiamo i soldi, quindi possiamo fare tutto ciò che prima non potevamo permetterci”. Ma insieme ai soldi ad arrivare sono stati soprattutto i debiti, grazie anche ad una classe politica incapace di gestire in modo sobrio le spese del Paese. Ora dopo trent’anni la Grecia paga il conto, un conto salatissimo, figlio dell’ottimismo che ha inebriato i governi ellenici, e non solo, negli ultimi decenni.

“Ho sempre criticato gli errori della Grecia, non li ho mai nascosti, per questo credo di potermi permettere di criticare l’Unione Europea” L’Europa nata con lo scopo di unire paesi diversi su obiettivi e valori comuni ed è finita nel coincidere solo con la sua moneta, l’unica cosa che oggi condividiamo veramente, al punto che “l’Europa è l’euro”. Si tratta soltanto di denaro che però invece di unirci ci ha spinto alle soglie della dissoluzione del sistema. “Ero stato uno dei maggiori sostenitori dell’ingresso della Grecia nella moneta unica, oggi non sono più convinto della saggezza della mia posizione dell’epoca, tuttavia pensare di uscire ora dall’Euro è improponibile, non sembra esserci via d’uscita”.

Il dibattito su cultura e valori europei ha ceduto il passo all’economia: “Oggi non vedo altro che borse che scendono e Spread che salgono, solo numeri, numeri e ancora numeri, abbiamo proprio perso lo spazio per l’uomo e per una visione a misura d’uomo della nostra società. Gli uomini di cultura hanno lasciato il posto ad economisti e politici, ma non possono esser loro a parlare dei valori sui quali fondare una società. Se la Grecia si inabisserà definitivamente ciò peserà poco sull’economia europea, tutt’altro effetto avrà invece sulla solidità dei valori europei”.
Genova, 13 dicembre 2011
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