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La leggenda del cane di San Lorenzo
Una storia di fedeltà scolpita nel marmo

Accanto al portone d'ingresso della cattedrale genovese, se si presta attenzione, si nota la piccola sagoma scolpita di un cagnolino dormiente. La tradizione vuole che il padrone dell'animale fosse uno degli scultori che lavorarono alla costruzione della chiesa. Ma c'è dell'altro...

Il cane di San Lorenzo - Foto di Eugenio Ruocco

Eugenio Ruocco
Sta lì da secoli, sconosciuto ai più. Leggenda vuole che il cosiddetto “cane di San Lorenzo” sia stato scolpito in ricordo dell’animale di un amico degli scultori (o di uno degli scultori stessi), smarrito durante la fase finale di costruzione della cattedrale di Genova, ultimata nel XIV secolo. Si può scorgerlo, dormiente, prestando attenzione, ad altezza d’uomo a destra di una delle due porte di accesso alla chiesa (quella più prossima alla vicina via San Lorenzo).
 
Sussistono varie leggende metropolitane circa l’edificazione della cattedrale, come quella legata alla scacchiera incastonata a circa 10 m d’altezza sul lato sinistro della chiesa (sottratta agli operai scansafatiche dal capomastro o ubicata in quella posizione per motivi più "mistici", come si legge in questo bel sito sui misteri del nostro duomo?), ma quella relativa al cagnolino è forse tra le più suggestive.
 
C’è anche chi, prendendo spunto dalla vicenda, ha dato alla luce racconti e poesie: come Barbara Balbiano, che addirittura attribuisce al cane un nome, “Cotone”. Il racconto, di cui riprendiamo l’incipit, si può leggere, nella sua versione integrale, a questo indirizzo.
 
A cavallo tra la fine del 1300 e l'inizio del 1400, in una Genova nel pieno del suo splendore, mentre l'attività economica prosperava per l'intenso lavoro delle banche e la notevole entità delle sue industrie tessili, con un'attività marinara fiorente, appena dopo la scoperta delle Canarie di Lanzerotto Macello e un po' prima che Antonio da Noli arrivasse a Capoverde, nasce una leggenda che si perde nella notte dei tempi.

Pensate che nessuno ricorda il nome del suo protagonista ma dato che il suo segno resta ancora oggi scolpito nel marmo tanto vale provare a inventarne la storia per poter dare la giusta importanza al suo gesto…”
Genova, 3 giugno 2011
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