Giovine o giovane? Dimandare o domandare? Edifizio o edificio? Sono solo alcune delle scelte che hanno cambiato la nostra lingua dalla metà dell’Ottocento fino al giorno d’oggi. Evoluzioni e trasformazioni che nell’arco di pochi decenni hanno rielaborato e regolamentato una lingua, l’italiano, ben più vecchia del nostro Paese. L’evoluzione e la trasformazione della lingua italiana dall’Unità d’Italia al tempo presente è stato il tema della conferenza tenuta dal professore Vittorio Coletti, ordinario di Storia della lingua italiana presso l’ateneo genovese, svoltasi presso la sala letture della biblioteca universitaria.
Il professore ha iniziato il suo discorso citando un significativo brano sulla lingua scritto da Manzoni negli anni trenta dell’Ottocento: un gruppo di intellettuali, provenienti da diverse città della penisola, italiana ma non ancora unificata, si trovano in una stanza a discutere fra di loro e, nel farlo, mettono da parte le loro lingue regionali pronunciando parole e costrutti verbali propri di una lingua che non appartiene a nessuno di loro ma che tuttavia tutti riescono comprendere. Non senza qualche difficoltà e ricorrendo troppo spesso alla formula “come si dice dalle vostre parti”, i protagonisti del racconto di Manzoni parlano in italiano, una lingua che già in quegli anni aveva una lunga storia che affondava le sue radici nelle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio e aveva attraversato secoli, durante i quali era stata plasmata e rifinita dall’opera di molti autori che ogni studente, con entusiasmo o meno, ha avuto modo di incontrare sui banchi di scuola.
Prima del 1860 la lingua italiana era una lingua erudita e parlata solo dal 7-8 % degli abitanti della nostra penisola. L’italiano è arrivato alle soglie dell’Unità divisa fondamentalmente in due: da una parte l’italiano poetico, quello della lirica di Leopardi e Manzoni, colto e anticato; dall’altra la prosa, che dopo una lunga evoluzione è diventata la lingua che noi tutti oggi parliamo e scriviamo abitualmente. «Le differenze odierne riguardano lo stile e i linguaggi tecnici, ma tutto sommato scritto e parlato tendono a coincidere» ha precisato il prof. Coletti. La prosa di inizio Ottocento era però ricca di doppioni che comportavano non pochi dubbi al momento in cui bisognava scrivere. Così chi scriveva, per esempio sui giornali, si trovava spesso costretto a dover compiere delle scelte e fu proprio da queste scelte, più volte riformulate nel tempo, che si sviluppò la lingua oggi condivisa da tutti noi. Scelte che nell’arco degli anni hanno non poco complicato la vita a scrittori e giornalisti, il prof. Coletti ci tiene a ricordare che già Manzoni nelle diverse edizioni dei Promessi Sposi si impegnò nel riformulare diverse parole alla ricerca di una lingua…. più italiana!
Fonetica, grammatica, sintassi e lessico sono andate crescendo e trasformandosi, grazie ai diversi contributi delle lingue regionali, e tutt’oggi continuano la loro strada di definizione soprattutto per quanto riguarda la dimensione del parlato, campo di grandi trasformazioni che non sembrano mai arrestarsi, dimostrando quanto la lingua sia qualcosa di sempre vivo e in movimento. «Il lessico -sottolinea Coletti- dall’Unità d’Italia è cresciuto più di quanto sia successo dalle origini della lingua italiana, è cresciuto per numero di parole ma soprattutto per gli usi nuovi di vecchie parole».
Infine il dibattito si è concentrato sul gran numero di parole straniere che, soprattutto negli ultimi decenni, integralmente sono arrivate all’interno del nostro vocabolario. Parole come film e sport fanno parte del nostro lessico ormai da lungo tempo, soprattutto per la loro semplicità d’uso, ma il fenomeno ha avuto risultati ben più incisivi e non sempre facilmente giustificabili da parte di un linguista. Così se prima ci si accontentava di dire “camminare” oggi non è insolito dire “walking” ed anche l’Università di Genova al battesimo della propria casa editrice non ha esitato nel chiamarla Genova University Press. E se qualcuno facesse obiezione a tale scelta? Probabilmente si sentirebbe rispondere che è solo questione di “brand”.
Ai suoi studi il prof. Vittorio Coletti ha dedicato diverse pubblicazioni e tra queste vale la pena ricordare: la sua Storia dell’italiano letterario (Einaudi 1993); Parole dal pulpito (nuova ed. CUSL 2006) sul ruolo dell’educazione religiosa nella diffusione sociale dell’italiano; è inoltre coautore insieme a Francesco Sabatini del Dizionario della lingua Italiana (Sansoni 2008), mentre è in fase di pubblicazione il suo ultimo libro Eccessi di parole .
Il professore ha iniziato il suo discorso citando un significativo brano sulla lingua scritto da Manzoni negli anni trenta dell’Ottocento: un gruppo di intellettuali, provenienti da diverse città della penisola, italiana ma non ancora unificata, si trovano in una stanza a discutere fra di loro e, nel farlo, mettono da parte le loro lingue regionali pronunciando parole e costrutti verbali propri di una lingua che non appartiene a nessuno di loro ma che tuttavia tutti riescono comprendere. Non senza qualche difficoltà e ricorrendo troppo spesso alla formula “come si dice dalle vostre parti”, i protagonisti del racconto di Manzoni parlano in italiano, una lingua che già in quegli anni aveva una lunga storia che affondava le sue radici nelle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio e aveva attraversato secoli, durante i quali era stata plasmata e rifinita dall’opera di molti autori che ogni studente, con entusiasmo o meno, ha avuto modo di incontrare sui banchi di scuola.
Prima del 1860 la lingua italiana era una lingua erudita e parlata solo dal 7-8 % degli abitanti della nostra penisola. L’italiano è arrivato alle soglie dell’Unità divisa fondamentalmente in due: da una parte l’italiano poetico, quello della lirica di Leopardi e Manzoni, colto e anticato; dall’altra la prosa, che dopo una lunga evoluzione è diventata la lingua che noi tutti oggi parliamo e scriviamo abitualmente. «Le differenze odierne riguardano lo stile e i linguaggi tecnici, ma tutto sommato scritto e parlato tendono a coincidere» ha precisato il prof. Coletti. La prosa di inizio Ottocento era però ricca di doppioni che comportavano non pochi dubbi al momento in cui bisognava scrivere. Così chi scriveva, per esempio sui giornali, si trovava spesso costretto a dover compiere delle scelte e fu proprio da queste scelte, più volte riformulate nel tempo, che si sviluppò la lingua oggi condivisa da tutti noi. Scelte che nell’arco degli anni hanno non poco complicato la vita a scrittori e giornalisti, il prof. Coletti ci tiene a ricordare che già Manzoni nelle diverse edizioni dei Promessi Sposi si impegnò nel riformulare diverse parole alla ricerca di una lingua…. più italiana!
Fonetica, grammatica, sintassi e lessico sono andate crescendo e trasformandosi, grazie ai diversi contributi delle lingue regionali, e tutt’oggi continuano la loro strada di definizione soprattutto per quanto riguarda la dimensione del parlato, campo di grandi trasformazioni che non sembrano mai arrestarsi, dimostrando quanto la lingua sia qualcosa di sempre vivo e in movimento. «Il lessico -sottolinea Coletti- dall’Unità d’Italia è cresciuto più di quanto sia successo dalle origini della lingua italiana, è cresciuto per numero di parole ma soprattutto per gli usi nuovi di vecchie parole».
Infine il dibattito si è concentrato sul gran numero di parole straniere che, soprattutto negli ultimi decenni, integralmente sono arrivate all’interno del nostro vocabolario. Parole come film e sport fanno parte del nostro lessico ormai da lungo tempo, soprattutto per la loro semplicità d’uso, ma il fenomeno ha avuto risultati ben più incisivi e non sempre facilmente giustificabili da parte di un linguista. Così se prima ci si accontentava di dire “camminare” oggi non è insolito dire “walking” ed anche l’Università di Genova al battesimo della propria casa editrice non ha esitato nel chiamarla Genova University Press. E se qualcuno facesse obiezione a tale scelta? Probabilmente si sentirebbe rispondere che è solo questione di “brand”.
Ai suoi studi il prof. Vittorio Coletti ha dedicato diverse pubblicazioni e tra queste vale la pena ricordare: la sua Storia dell’italiano letterario (Einaudi 1993); Parole dal pulpito (nuova ed. CUSL 2006) sul ruolo dell’educazione religiosa nella diffusione sociale dell’italiano; è inoltre coautore insieme a Francesco Sabatini del Dizionario della lingua Italiana (Sansoni 2008), mentre è in fase di pubblicazione il suo ultimo libro Eccessi di parole .






