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Piazza della Vittoria, il «Giardino dei Giusti»
Per chi ha rischiato la propria vita per gli altri

Dedicare un albero, che ha in sé la forza della natura, significa farlo diventare un monumento diverso da quelli dedicati agli eserciti e compiere un gesto in onore di chi lotta perché le guerre non ci siano più 


Di Pier Paolo Rinaldi
Questa è la Settimana Internazionale dei Diritti 2011, ricca di incontri e di momenti di partecipazione. E una giornata che, fitta anch’essa di appuntamenti, si apre in piazza della Vittoria, all’ombra dell’Arco dei caduti della prima guerra mondiale. Ci si incontra perché inaugura il «Giardino dei Giusti tra le Nazioni», coloro che – nel mondo – hanno messo in pericolo la propria vita per salvare quelle degli altri, minacciate dalla persecuzione.

«L’idea di giustizia attraversa tutta questa ‘Settimana dei diritti’: l’idea che si è Giusti perché si è in grado di affermare le verità e si è in grado di farlo in momenti difficili, quando il conformismo e la paura spingono in molti a non vedere», ha dichiarato Marta Vincenzi a margine della cerimonia. «Si tratta di persone - prosegue il sindaco - alle quali spesso si deve la risoluzione dei problemi grazie alla loro testimonianza, un concetto che viene dalla cultura ebraica e che è bello riprendere in un momento come questo. Il fatto poi che si tratti di tre donne mi sembra ancora più bello».

Con questa iniziativa Genova risponde all’appello lanciato dal presidente del Comitato per la Foresta dei Giusti, il saggista Gabriele Nissim, che prevede di instituire in tutto il mondo questi giardini «a memoria di testimoni di giustizia e di difesa dei diritti». Tre alberi tra quelli più vicini all’Arco dei caduti sono stati dedicati ad altrettanti «Giusti». Le targhe recitano: “Ai testimoni del genocidio in Rwanda portatori di memorie e di pace”, “A chi dedica la vita a denunciare la strage silenziosa di donne a Ciudad Juarez” e “Ai giornalisti russi caduti per fare il loro dovere”. All’inaugurazione erano presenti Yolande Mukagasana, Anabel Hernandez, Sandra Rodriguez Nieto, di El Diario di Ciudad Juarez, e la figlia di Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa nel 2006 a Mosca, Vera Politkovskaya. 

Nando dalla Chiesa«La Settimana dei Diritti di quest’anno è stata dedicata ai ‘Giusti’, concetto in cui in queste giornate siamo tornati più volte – ha dichiarato Nando dalla Chiesa, ideatore della manifestazione -. Un concetto dalle mille implicazioni e che però richiede a tutti la nettezza delle responsabilità e delle scelte di campo sui grandi valori che aiutano a costruire una storia più giusta». Genova è la terza città d’Italia che propone – e custodirà – un ‘Giardino dei Giusti’. Lo hanno fatto Milano e Padova, Genova lo fa con una modalità particolare, non quella di dedicare una pianta a una sola persona ma di dedicarla a cause collettive, che riguardano persone che si battono insieme per determinati principi e valori. «Con noi - prosegue dalla Chiesa - abbiamo esponenti di movimenti, di realtà associative, culturali, professionali, umane, che si battono perché i giusti vengano ricordati sono caduti e rispettati e aiutati se sono in vita. Abbiamo con noi Yolande Mukagasana, candidata al premio Nobel per la pace e testimone instancabile del genocidio ruwandese, testimone di memomia ma anche di pace. Abbiamo due giornaliste russe, una con un nome che è diventato un punto di riferimento – e non soltanto per i giornalisti di tutto il mondo – ovvero Vera Politkovskaya, figlia di Anna Politkovskaya, e Nadezhda Prusenkova, anch’essa giornalista della Novaja Gazeta. Abbiamo persone che rappresentano la durissima realtà messicana, la difficoltà di essere ‘Giusti’ oggi in una delle realtà più drammatiche del pianeta, forse la prima democrazia che rischia di diventare un narco-stato: con noi sono Sandra Rodriguez Nieto, Anabel Hernandez, Cynthia Rodriguez e Eduardo Joaquin Gallo y Tello».

«In questa cerimonia particolare - continua dalla Chiesa - scopriamo tre targhe ma, come prima volta, non piantiamo nessun albero perché quello che sta accadendo sia più visibile, perché chi passa veda subito delle pianti grandi e belle e con targhe intitolati a cause collettive. Come diceva il sindaco, a partire dal prossimo anno accanto a queste verranno piantati alberi nuovi, che cresceranno in questo giardino. Seguirà il conferimento delle cittadinanza onoraria da parte del sindaco Marta Vincenzi proprio a tre donne, in grado di rappresentare queste cause: Vera Politkovskaya, Sandra Rodriguez Nieto e Yolande Mukagasana. È una mattinata, dunque, dedicata complessivamente alle donne che si battono per la giustizia, per i ‘Giusti’ – non lo abbiamo progettato, ma così è risultato – dedicata alle donne ‘Giuste’».

«Non posso non rimarcare il profondo significato simbolico - ha esordito il sindaco - di questo gesto per il quale ho messo la fascia, perché mi piace che lo si compia come istituzione e non solo come persone.

Marta Vincenzi

A queste tre nostre straordinarie ospiti e a chi le ha accompagnate vorrei far notare che far nascere il ‘Giardino dei Giusti’ in piazza della Vittoria ha un doppio valore simbolico. Non vuol dire solo riconoscere l’importanza che in questo secolo noi diamo alla capacità di testimoniare e di combattere contro qualsiasi forma di oppressione degli individui, così come di riconoscere chi lo fa nel mondo.

Significa anche farlo sotto il Monumento ai Caduti che, nella nostra come nelle altre città italiane, ricordava i "Figli morti per la Patria" in modo strumentale. Un monumento costruito in tempi in cui più che al ricordo delle azioni dei ‘Giusti’ si inneggiava alla forza di Patrie che combattevano le une contro le altre. Questo monumento ha una sua dignità artistica, che conserviamo in ognuna delle nostre città, ma le ragioni per cui fu costruito sono oggi lontane dal nostro modo di sentire, perché per noi oggi è giusto e da ricordare non chi combatte contro un altro popolo, non l’affermare la forza di una patria contro un’altra, ma chi vuole affermare diritti internazionali e umani, per chi lotta perché le guerre non ci siano più.

Un tempo si innalzavano edifici di marmo per ricordare le tragedie e oggi si usa qualcosa che c’è già, che ha in sé la forza della natura, che affonda le sue radici nella terra, per dire che i principi veri sono lì, quei principi cui non si deve poter rinunciare, per dire che i veri monumenti sono questi e non quelli innalzati per la gloria degli eserciti.

La forza delle donne è quella della natura, contrapposta a quella di chi innalza monumenti, che presta attenzione a ciò che costituisce l’essenza della vita. Le storie di Vera, di Sandra e di Yolande parlano di dovere – del dovere di esserci – di testimonianza di genocidi, di denuncia di stragi. Tre grandi questioni che Genova vuole riunire perché diventino sostanza della tenuta della dimensione civile di questa nostra città». 

Genova, 12 luglio 2011
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