«Quando penso a Genova, mi vengono i brividi – racconta un Allevi esausto ma incontenibile, dopo due ore trascorse a firmare autografi, stringere mani, ascoltare fan giovani e meno giovani, che gli sottopongono musiche, poesie, sensazioni – e non so per quale strano motivo i genovesi mi hanno come adottato: ne sono onorato!».
I genovesi, infatti, amano questo musicista-compositore, criticato e discusso dagli accademici e dai puristi, ma che sa coinvolgere e muovere milioni di persone: ieri sera Salone del Maggior Consiglio era straripante di un pubblico eterogeneo e attento, pronto a cogliere ogni sfumatura dell’Allevi-pensiero, tradotto in musica e parole.
Giovanni Allevi, classe 1969, ha raggiunto la nostra città per presentare il suo ultimo libro “Classico Ribelle”, dove ha fissato tutte le sue idee e la sua filosofia di vita con cui si approccia alla musica e al mondo. Dicevamo, musicista, compositore, scrittore e personaggio: da sempre accompagnato da critiche pesanti che provengono dal mondo della “classica” tradizionale, che in lui ha sempre visto l’animale pop minimalista, furbo maneggiatore di note facili, Giovanni sicuramente non riesce a non farsi notare. La sua dialettica è spontanea e spettinata, la sua musica è diretta e immaginifica, ma le sue idee sono molto chiare: «Sono innamorato del presente, avendo studiato e interiorizzato il passato – spiega durante la presentazione del libro, intervallata dalle note del suo pianoforte – Cosa faccio? Rivaluto la contemporaneità, traducendola secondo alcune categorie classiche e viceversa, non fermandomi al classico».
Il suo compositore preferito? «Qualche giorno fa, un ragazzo mi ha mandato un file mp3 con le registrazioni della sua musica, piene di idee e passione, vere, sincere: questo è il futuro, ed è adesso».
«Il mio concerto incomincia alla mattina quando mi sveglio, e penso costantemente al momento in cui suonerò, penso alle note, ai passaggi… e poi arriva l’applauso e mi ripaga di tutto». Genova, il suo caldo applauso lo ha fatto sentire forte e chiaro.
Video di Riccardo Molinari
I genovesi, infatti, amano questo musicista-compositore, criticato e discusso dagli accademici e dai puristi, ma che sa coinvolgere e muovere milioni di persone: ieri sera Salone del Maggior Consiglio era straripante di un pubblico eterogeneo e attento, pronto a cogliere ogni sfumatura dell’Allevi-pensiero, tradotto in musica e parole.
Giovanni Allevi, classe 1969, ha raggiunto la nostra città per presentare il suo ultimo libro “Classico Ribelle”, dove ha fissato tutte le sue idee e la sua filosofia di vita con cui si approccia alla musica e al mondo. Dicevamo, musicista, compositore, scrittore e personaggio: da sempre accompagnato da critiche pesanti che provengono dal mondo della “classica” tradizionale, che in lui ha sempre visto l’animale pop minimalista, furbo maneggiatore di note facili, Giovanni sicuramente non riesce a non farsi notare. La sua dialettica è spontanea e spettinata, la sua musica è diretta e immaginifica, ma le sue idee sono molto chiare: «Sono innamorato del presente, avendo studiato e interiorizzato il passato – spiega durante la presentazione del libro, intervallata dalle note del suo pianoforte – Cosa faccio? Rivaluto la contemporaneità, traducendola secondo alcune categorie classiche e viceversa, non fermandomi al classico».
Il suo compositore preferito? «Qualche giorno fa, un ragazzo mi ha mandato un file mp3 con le registrazioni della sua musica, piene di idee e passione, vere, sincere: questo è il futuro, ed è adesso».
«Il mio concerto incomincia alla mattina quando mi sveglio, e penso costantemente al momento in cui suonerò, penso alle note, ai passaggi… e poi arriva l’applauso e mi ripaga di tutto». Genova, il suo caldo applauso lo ha fatto sentire forte e chiaro.
Video di Riccardo Molinari





