Incontrare Giovanni Allevi senza un pianoforte davanti o un libro sottobraccio non è un’esperienza così comune. È lo stesso compositore ascolano a svelarci perché, questa mattina, ha incontrato negli uffici del Teatro Carlo Felice il sovrintendente Giovani Pacor e il sindaco Marta Vincenzi.
«Sono felicissimo di essere qui perché la mia prossima follia musicale vedrà Genova e questo Teatro come punti di riferimento».
Un progetto, tuttavia, che, ancora per un po’ di tempo, è destinato a rimanere top secret. E non siamo riusciti a scucire nessun ulteriore particolare al pianista se non che, dopo il successo del suo ultimo libro “Classico ribelle”, tornerà alla musica suonata.
«L’importante non è il mezzo ma avere un’anima che poi si accosta a uno strumento musicale o al pensiero dei grandi del passato ma che, comunque, è rivolta con uno sguardo verso il presente».
Non riuscendo a strappare nessuna ulteriore anticipazione sul nuovo progetto, ci siamo allora concentrati sul legame tra Allevi e la nostra città.
«Genova l’ho definita la città colorata. Mi mette proprio di buon umore con il suo cielo, il suo mare e le sue case. E poi il pubblico genovese mi ha praticamente adottato, ogni volta mi accoglie con grande affetto».
Facile in una città così legata alla valorizzazione della cultura.
«La cultura credo che sia la comprensione del presente. Invece noi consideriamo la cultura come conservazione del passato. Non voglio escludere che sia così ma dobbiamo pensare che c’è un tempo, che è quello che ci circonda in questo momento, che deve ancora essere raccontato con una sensibilità nuova. E questa è la sfida che lancio anche ai più giovani».
Video di Riccardo Molinari
«Sono felicissimo di essere qui perché la mia prossima follia musicale vedrà Genova e questo Teatro come punti di riferimento».
Un progetto, tuttavia, che, ancora per un po’ di tempo, è destinato a rimanere top secret. E non siamo riusciti a scucire nessun ulteriore particolare al pianista se non che, dopo il successo del suo ultimo libro “Classico ribelle”, tornerà alla musica suonata.
«L’importante non è il mezzo ma avere un’anima che poi si accosta a uno strumento musicale o al pensiero dei grandi del passato ma che, comunque, è rivolta con uno sguardo verso il presente».
Non riuscendo a strappare nessuna ulteriore anticipazione sul nuovo progetto, ci siamo allora concentrati sul legame tra Allevi e la nostra città.
«Genova l’ho definita la città colorata. Mi mette proprio di buon umore con il suo cielo, il suo mare e le sue case. E poi il pubblico genovese mi ha praticamente adottato, ogni volta mi accoglie con grande affetto».
Facile in una città così legata alla valorizzazione della cultura.
«La cultura credo che sia la comprensione del presente. Invece noi consideriamo la cultura come conservazione del passato. Non voglio escludere che sia così ma dobbiamo pensare che c’è un tempo, che è quello che ci circonda in questo momento, che deve ancora essere raccontato con una sensibilità nuova. E questa è la sfida che lancio anche ai più giovani».
Video di Riccardo Molinari







