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E Dio creò il migliore dei mondi possibili
La lezione del prof. Stefano Levi della Torre

Il professor Stefano Levi della Torre, professore del Politecnico di Milano, ha chiuso il ciclo d'incontri di Palazzo Ducale sul tema "La Creazione e l'Origine del Mondo": tema della conferenza la Genesi, e l'analisi delle differenze tra l'Antico e il Nuovo Testamento

La tentazione di Adamo ed Eva - Masolino, Cappella Brancacci

Sara Verterano
Una grande quantità di pubblico si è riversata nella Sala del maggior consiglio di palazzo Ducale in occasione dell’ultimo incontro del ciclo di conferenze “La creazione e le origini del mondo”, organizzato dalla fondazione culturale Palazzo Ducale e dal centro studi Antonio Valletto. Il relatore Stefano Levi della Torre, professore al Politecnico di Milano di origini ebraiche, si dichiara non credente e le sue ricerche nell’ambito teologico sono effettuate a scopo accademico. Argomento principale della conferenza la Genesi, il primo libro dell’Antico Testamento, in cui viene data la visione religiosa dell’inizio del mondo. Tralasciando momentaneamente le teorie darwiniane sull’evoluzione, vengono subito definite due differenze fondamentali tra i due libri sacri (Antico e Nuovo Testamento). L’antico testamento  si basa sulla storia di uomini, la cui bontà non è mai assoluta, non c’è nessuna figura senza parte malvagia, perfino l’Onnipotente nelle sue azioni non è mai completamente buono. Col nuovo testamento invece le cose si ribaltano. Il protagonista è una persona dalla bontà incommensurabile e la differenza con gli esseri viventi è radicale. Nella Genesi manca il dualismo marcato tipico di alcune correnti di pensiero quali il Manicheismo, che fa una profonda distinzione tra la Luce e l’Ombra, e la filosofia di base del Nuovo Testamento in cui la figura di Gesù rappresenta il bene assoluto. Nel libro sacro il bene definisce il male e il male definisce il bene, tra i due principi sussiste una dialettica imprescindibile. L’uomo è stato creato come elemento di pacificazione tra le due forze opposte - composto di argilla e di alito di vita, secondo la Genesi – per facilitare una tregua al conflitto vigente del bene e del male. Tuttavia l’essere umano, proprio per questo suo dualismo, possiede un’innata predisposizione alla curiosità e alla voglia di conoscere l’infinito, ma non ha abbastanza potere per raggiungere il suo obiettivo. Un ragionamento molto vicino al Leopardi dello Zibaldone: l’uomo è tanto vicino a Dio, quanto lontano allo stesso tempo. Oltre al dualismo etico, l’uomo si trova di fronte a un altro potere che lo ha intrappolato ulteriormente. Egli è stato creato libero, Adamo ed Eva erano in grado di poter decidere da quali alberi cibarsi, non hanno mai avuto nessuna restrizione. Ma proprio questa grande libertà data all’uomo ha rappresentato la trappola. L’uomo non è in grado di tenere la responsabilità di un potere così ampio: la coppia dell’Eden ha ceduto e ha mangiato dall’albero della conoscenza, l’unico proibito.   Dio ha creato un’infinità di mondi, prima di arrivare alla versione finale: come esplicita Leipzig “noi viviamo nel migliore dei mondi possibili”, ma il male è necessario alla finalità del mondo. La bontà e la malvagità sussistono, non si potrebbe pervenire a nessuna creazione senza la dicotomia dei due poli estremi.
Genova, 22 marzo 2011
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