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Cinquantuno anni di 30 giugno
Le piazze di ieri e di oggi

Nell’ambito della ricorrenza del 30 giugno si celebra la storica manifestazione che nel 1960 portò in piazza a Genova la contestazione contro il Congresso nazionale del MSI, causando la caduta del governo Tambroni. Un’occasione per riflettere su tematiche quanto mai attuali

corteo durante l'Onda- autunno 2008

Di Chiara Guatelli
Sono noti i fatti di Genova del 30 giugno 1960, a volte si ha la sensazione che siano anche fin troppo noti, tanto che basta dire 30 giugno per riferirsi a qualcosa di più che a una semplice data, a uno sciopero, a un corteo o al tumulto della piazza. Sono talmente noti, per noi genovesi e per il nostro storico orgoglio antifascista di abitanti di una città medaglia d’oro della Resistenza, che è facile ad ogni ricorrenza annuale cadere e scadere nella retorica, nella scolorita celebrazione di un momento storico che per alcuni è ancora nostalgica memoria.
 
Ma, come per il vino, anche per il 30 giugno esistono annate particolarmente fertili, anni in cui dalla sterile commemorazione nasce un discorso politico di livello, in grado di sviluppare una soluzione di continuità tra l’oggi e il 30 giugno 1960, anni in cui la piazza, i movimenti, il conflitto e le lotte trovano il senso del loro esistere e riescono ad attualizzare e a riempire di contenuti reali il ricordo della Resistenza. Ci sono anni, invece, in cui, non si sa perché e per come,  il vuoto politico, l’ignoranza culturale o i capricci della storia generano un discorso arido, incapace di produrre una proposta alternativa all’esistente che non riesce a scolpire il granitico monumento della sterile retorica collettiva.
 
Quest’anno il 30 giugno promette bene: apparentemente sotto tono rispetto alla pompa magna dell’anno scorso, in cui l’ansia da prestazione da “numero tondo” – ricorreva il cinquantesimo anniversario – ha preso forse troppo spazio rispetto al movimento reale di chi abita l’Italia e la vuole cambiare. Meno gonfaloni e più sincerità, anche frutto di un anno proficuo e ricco dal punto di vista di coloro che ogni giorno lottano per produrre un discorso altro, per contestare un presente fatto di sciacallaggi, di abusi e di ingiustizie.
Dall’autunno degli studenti che hanno manifestato nelle piazze d’Italia il dissenso per la dismissione dell’istruzione pubblica, alla primavera delle donne che hanno reclamato dignità e diritti contro un’immagine femminile poco edificante, dall’indisponibilità dei migranti che scappano da una guerra non loro per vedersi impedita la libertà di movimento verso un futuro migliore, alla rabbia dei lavoratori che non accettano il ricatto dei piani industriali.
Nelle ultime piazze di quest’anno si è percepito come, al comune destino di precarizzazione e di smantellamento dello stato sociale, si  debba rispondere uniti, lottando per la difesa comune dei diritti di tutti.
 
Quest’anno è riuscito a esprimersi con determinazione e ad incidere sulla scena un movimento che la politica la fa sul serio, dal basso, parlando di questioni reali che toccano tutti, un movimento che a volte riesce a vincere: basta pensare al referendum che ha sancito la volontà dei cittadini di difendere i beni comuni, di salvaguardare l’ambiente e di reclamare equità.
 
I cinquantun’anni dal 30 giugno 1960 e il decennale del G8 di Genova sono appuntamenti importanti che sembrano delinearsi sempre più, non come un funerale laico, ma come uno spazio politico che i protagonisti delle piazze di quest’anno attraverseranno con le proprie vertenze, disegnando i tratti del progetto di una società giusta per tutti.
 
A partire dalle celebrazioni per la sommossa genovese che causò la caduta del governo Tambroni, proseguendo per la Settimana dei Diritti, che vede Genova un punto di riferimento per il dibattito sulla giustizia nei confronti degli esclusi, culminando con il decennale delle giornate di Luglio 2001, durante le quali molte realtà si incontreranno per proseguire un percorso, vivremo un’estate genovese importante dal punto di vista della partecipazione attiva alla vita politica e al futuro degno di questo paese.
 
Tanti eventi, radicati nei territori saranno organizzati da soggetti grandi e piccoli per coinvolgere chiunque nella presa di coscienza che “il 30 giugno deve essere tutti i giorni”: dalla Banda Bassotti giovedi in concerto alla Sala Chiamata del Porto, alle iniziative di stasera nel circolo Arci intitolato proprio a quella storica data, in collaborazione con le sezioni ANPI e alla FIOM, per parlare insieme di lavoro, migrazioni e precarietà. E giunge la notizia che nella sede del Cral- Amt di Via Ruspoli sorgerà la sezione ANPI Fulvio Cerofolini, dedicata allo storico e amato sindaco tranviere, scomparso un mese fa.
Genova, 29 giugno 2011
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